Aprile – La Bambola

[ Image: © Kirsty Mitchell photography, The Voyage, from The Wonderland Book ]

A Francesca, madre di poesie

C’era una volta una bambola.

L’abile artigiano che l’aveva realizzata la riteneva il capolavoro della sua vita.

Giorno dopo giorno, il villaggio intero venne alla bottega per rendere omaggio alla meraviglia. I bambini ne uscirono incantati, gli scettici sbalorditi e i superstiziosi perfino un po’ turbati.

«Le manca solo la parola!», osservavano i più e un sorriso discreto sbocciava allora sul volto dell’artigiano, simile a un mago che nell’ombra osservi l’effetto di un sortilegio ben riuscito.

La Bambola celava un segreto di cui nessuno era a conoscenza, eccetto naturalmente il suo creatore.

Nel suo cuore di stoffa vermiglia, ben nascosto tra l’ovatta, era inserito un pezzetto di carta sui cui l’artigiano aveva vergato la sua poesia preferita.

Le parole – tutte, anche quelle pronunciate con leggerezza – hanno un potere, quelle raccolte in strofe soprattutto. Esse avevano conferito alla Bambola una luce speciale, vibrante, tanto da farla sembrare viva.

Di notte, nel silenzio, la Bambola avvertiva una danza di versi nel petto. Ad ogni volteggio di rime, il suo cuore si colmava di paesaggi, di sapori, di profumi e di carezze che la poverina tentava di comprendere, senza riuscirci.

Allora, incoraggiata dalle fantasie, scrutava febbrilmente per la bottega in cerca di avventura, di scoperta, di un dettaglio nuovo, ma nell’immobilità in cui era costretta presto tutto le venne a noia.

L’unico oggetto che riusciva ancora a interessare il suo sguardo di vetro era la finestra che le stava accanto. Entro i confini della sua cornice non era possibile prevedere cosa sarebbe comparso.

Ora, l’artigiano aveva sottovalutato il potere di quei versi.

La poesia è un moto dell’animo, che non tollera immobilità. Ne consegue che un bel giorno la Bambola mosse una mano, poi il braccio, un piede, poi l’altro…

Infine, raggiunse la finestra, sospinse i vetri e si gettò nel vuoto.

Il volo si interruppe sul fondo di un cesto, sopra a un uovo rotto, accanto a un mazzo di asparagi. Tutte cose mai viste prima!

Il cesto era appeso al braccio di un’attrice. 

Quando la donna scoprì l’intrusa, pensò si trattasse del dono di un ammiratore di buon gusto.

Decise allora di portarla sul palcoscenico con sé, senza immaginare il successo che avrebbe riscosso. La Bambola apprese così il piacere di venir applaudita e di narrare avventure.

Eppure un giorno, anche il teatro le venne a noia. 

D’un tratto le parve un’altra bottega sempre uguale a se stessa, coi suoi bei fondali dipinti e la finzione di storie mai vere. 

Ancora una volta, la poesia spinse la Bambola a muoversi e a saltare di nuovo nel vuoto.

Questa volta si ruppe una gamba, ma la bambina che la trovò ebbe pietà di lei e la riparò.

La Bambola conobbe allora l’amicizia e il suo cuore fu finalmente contento,  ma anche i legami più stretti a volte fanno epoca. La bimba cambiò, divenne adulta. La Bambola no.

La poesia tornò a farsi sentire.

Il salto, quella volta, si concluse ai piedi di un marinaio. 

Quel che videro l’uno nell’altra, non è sicuro. Forse, semplicemente, erano entrambi ancora in cerca del proprio posto nel mondo.

Sotto lo sguardo perplesso del suo equipaggio, il marinaio prese una corda e assicurò la Bambola all’albero maestro della nave.

«Ci porterà fortuna», spiegò.

La Bambola viaggiò così il mondo. Vide le albe più belle e fronteggiò gli imprevedibili umori del mare.

La sera, quando il mare tratteneva il respiro davanti allo spettacolo del tramonto, il marinaio le si sedeva accanto e cantava.

La Bambola aveva perso tutto lo splendore che le era stato conferito dalla mano dell’artigiano: gli abiti erano ridotti in brandelli, le vernici corrose, il legno marcito, il volto informe…

Persino il suo creatore avrebbe faticato a riconoscerla.

Una notte, il suo cuore di stoffa venne rubato dalla tempesta. Il marinaio cercò la sua amica per tutta la nave, senza successo.

La incontrò qualche giorno dopo, al tramonto, ma lì per lì non la riconobbe.

Era divenuta poesia dispersa nel vento.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Blog su WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: