Luglio – Il mondo sotto allo stagno

[ Images © Kirsty Mitchell photography, Lady of the Lake, from The Wonderland Book ]

Ad Alberto, creatura delle acque

Bighellonando per i corridoi e i salotti della Natura,

senza altro scopo se non quello di rigenerare i sensi, giunsi a sedermi sulla riva di uno stagno. 

Sulla superficie dell’acqua tranquilla, osservai un mondo capovolto, meno rigido del mio, vibrante entro confini incerti.
Così cullato dal mio fantasticare sul confine del sonno immaginai che, come i riflessi, anche i suoni dovessero risuonare confusi nel mondo sotto allo stagno. 
Per distinguerli, avrei dovuto apprendere una nuova forma d’ascolto lenta, paziente, che non consenta di formulare la benché minima deduzione.
La fretta è spesso bugiarda e sulle rive dello stagno sorpresi in me una nostalgia di lentezza, forse di verità.

Proseguendo sul filo dorato della fantasia, conclusi che il mondo sotto allo stagno non potesse far parte del regno del Tempo. 
Ciò lo rese intrigante, quasi invitante. 
E se d’improvviso, mi dissi, da oltre le cortine d’acqua fosse emerso un abitante del Paese delle Acque? 
Se da quello specchio fremente si fosse distaccata una figura d’una bellezza insostenibile, di quelle che tramutano il desiderio in terrore col solo tocco dello sguardo?
Se mi avesse invitato a seguirla, mi sarei proteso verso di lei? 

Una lieve increspatura segnò la superficie dello stagno per venire a lambire i miei piedi. 
Credetti d’udire una voce, una di quelle eco ovattate che avevo immaginato poc’anzi sotto alle acque.
Ascoltai senza fretta, rinunciando al Tempo e alle sue leggi.
Le acque risalivano lungo i fianchi come un manto d’edera scura aderisce alla pietra.
Finalmente, riconobbi il mio nome.
Esso si ripeteva, come un rintocco, sulle note di un canto che aveva la sacralità dei miti antichi e dei mondi non sfiorati del Tempo.
La voce che cullava il mio nome portava una lunga chioma increspata, come i frementi riflessi di bosco da cui era emersa. La promessa del suo mondo stava in quelle onde dal moto perpetuo, che liberano dall’illusione del Tempo.

Avanzai un passo dopo l’altro nel scivoloso letto d’argilla.
La creatura chiamava il mio nome e mi cercava, senza vedermi. Appena varcai le liquide cortine del Tempo, mi cinse finalmente col suo abbraccio.
Mi disse che al mondo oltre le acque mancava una leggenda, una rovina su cui raccogliersi e pregare che portasse il mio nome.
Lei avrebbe narrato di me laddove le storie sono più preziose dell’oro e della vita stessa, facendo di me una nota di perla da aggiungere al canto degli abissi.

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