Agosto – Le ali cadute


[ Images © Kirsty Mitchell photography, Euphaeidae (Gossamer Wing), from The Wonderland Book ]

A Elisabetta, che conosce il Rispetto

Demone: «C’era una volta una fata molto diversa dalle altre».

Strega: «Che me ne faccio di una storia?»
Demone: «Non molto, se non stai a sentirla».
Strega: «Da dove viene?»
Demone: «Da un campo di erica».
Strega: «A chi appartiene?»
Demone: «All’erica medesima, a chi altri sennò?»
Strega: «Le piante hanno ben altro da fare che narrare storie».
Demone: «Si direbbe, allora, che io conosca la Natura meglio di te. Ora taci e ascolta.
Ad un primo sguardo, sarebbe stato impossibile distinguere la fata dalle sue sorelle, ma in cuor suo ella era diversa, poiché i suoi desideri lo erano.
Un giorno come tanti, le sue ali cessarono di volare. Senza ragione apparente, erano divenute fragili ed inerti. Nonostante i ripetuti tentativi, la fata fu incapace di staccarsi da terra.
I suoi desideri l’avevano privata delle ali e così, quel giorno, seduta tra l’erica, conobbe la nostalgia del cielo».
Strega: «Basta! Ho bisogno di aiuto, non di chiacchiere. Fammi uscire di qui, o ti rispedisco indietro».
Demone: «Se vuoi uscire, sarai costretta ad ricordare questa storia fino in fondo, che tu lo voglia o no».
Strega: «Sei inutile».
Demone: «Tu mi hai cercato».
Strega: «Perché ho bisogno del tuo aiuto! Sono perduta, mi vogliono morta».
Demone: «Se vuoi salvarti, dovrai ricordare come continua la storia».
Strega: «Sei ossessivo».
Demone: «Sono un demone, ossessionare è il mio lavoro. Ora dimmi, puoi continuare da sola la storia? Ricordi il desiderio che portò la fata nel mondo?»
Strega: «Mi torturi, invece di aiutarmi».
Demone: «La verità che non vuoi ricordare è l’unica tortura».
Strega: «…La fata voleva insegnare agli umani come si vola. Li osservava pregare il cielo, senza mai osare raggiungerlo».
Demone: «Per questo rinunciasti al cielo. Quando accettasti di vivere come loro, perdesti le ali di nuovo, le perdesti un po’ di più. Compiangi te stessa e rispetta il cammino degli altri. Non sta a te deciderlo.
Ricorda le ali, piuttosto. Averle perse è un guaio: significa aver perso ciò che ti rendeva unica.
Il bello è che poi ricrescono… ops! Che stupido. Questo è un segreto da angeli caduti, non avrei dovuto parlartene».
Strega: «È così? Si può tornare a volare?!»
Demone: «Per riuscirci, nel tuo caso, bisogna prima morire. Questa è la regola».
Strega: «Ho paura».
Demone: «Non è così terribile, se sai come farlo».
Strega: «Chi può insegnarmelo?»
Demone: «Un demone, per esempio».
Strega: «Cosa vuoi in cambio?»
Demone: «Quel che desiderano tutti i demoni».
Strega: «E sarebbe?»
Demone: «Tornare a volare, rivedere il cielo».
Strega: «E perché mai, se un tempo decidesti di lasciarlo?»
Demone: «Potrei farti la stessa domanda. Nel mio caso, beh… per conoscerne la nostalgia.
E per poi riconquistarlo.
Non si è più gli stessi una volta caduti ma, per scoprirlo, occorre cadere almeno una volta.
Allora, mi porterai con te?»

La mattina seguente, il boia scoprì nella cella il corpo senza vita della strega.
Lo fece ruotare delicatamente su se stessa e di colpo, fece un balzo indietro, mormorò qualcosa e si precipitò fuori dalla stanza, tentando di scacciare la visione con ripetuti segni della croce.
Il volto della donna appariva disteso, quasi fosse assopita. Al petto, stringeva una lunga, lucente penna nera, che faceva pensare ad immense ali di corvo.

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