Storie dal mondo

Quando viaggio raccolgo storie come fossero funghi.
Le metto nel cesto, poi a casa le studio con attenzione per scegliere quelle migliori.
Riporto di seguito alcune di queste.


Londra, St. Pancras

A metà del 1800, la rete ferroviaria londinese in espansione cancellò una parte dell’antico cimitero di St. Pancras.
Della riesumazione dei corpi e della dislocazione delle sepolture si occupò un giovane studente d’architettura, Thomas Hardy, futuro immortale della letteratura inglese.
Non volendo distruggere le lapidi, Hardy le fece accatastare ai piedi di un frassino dalle cui radici, ormai, sono inseparabili.


London, Red House

Dal 1859, nei fine settimana, William Morris riunì i suoi amici a Red House allo scopo di decorarla, di mangiare, di bere e di stare insieme. Tra questi, vi erano i pittori Burne-Jones, Dante Gabriele Rossetti e James Webb.
Insieme progettarono ogni dettaglio della casa, dai mobili alle finestre, dal giardino alle pitture murali, ponendo le basi del movimento noto come Arts&Crafts, attraverso il quale Morris sognava di combattere l’incedere incalzante della produzione di massa e del “brutto”.

«Il segreto della felicità risiede in un genuino interesse per tutti i dettagli della vita quotidiana, e nell’elevarli al livello di arte».
(William Morris)


Grenoble, Rodano-Alpi, France

A Grenoble, il Musée Dauphinois conserva tracce preziose di vita scomparsa, quella di montagna.
Nelle case, al calore del focolare, il confine tra vita umana e animale sfumava, eppure questa “rusticità” non si rifletteva per forza negli arredi.
Durante i lunghi inverni alpini – che potevano durare sette mesi – il tempo trascorreva realizzando il bello da applicare agli oggetti di uso quotidiano, come dimostrano questi letti di fine XVIII secolo, oppure la coperta di lana data 1810 e ancora perfettamente conservata, per non parlare di pizzi, ricami e merletti…


Penisola di Crozon, Bretagna, Francia

La spiaggia di Trez Rouz (‘sabbia rossa’) evoca, col suo nome sinistro, la sanguinosa battaglia che qui si svolse (Guerra della Lega d’Asburgo).
Nel giugno 1694, la flotta anglo-olandese fece sbarcare a terra 1300 uomini nel tentativo di conquistare le fortificazioni a difesa della baia da terra. Trincerato tra le dune, attendeva però un piccolo, agguerritissimo drappello di soldati francesi.
Completamente esposti al fuoco nemico, gli uomini della flotta iniziarono a cadere come mosche.
Costretti finalmente a ripiegare verso le scialuppe, scoprirono che la bassa marea aveva tagliato loro l’unica via di fuga.
Vennero stimate 800 perdite tra caduti e feriti.
La sabbia della spiaggia, si disse, era talmente intrisa di sangue da aver mutato colore.
I corpi trovarono una frettolosa sepoltura tra le dune che vegliano la spiaggia e le scogliere soprastanti furono ribattezzate col nome sinistro di “Morte inglese”.


La leggenda dell’isola di Ys si è preservata nella tradizione cristiana, ma data natali ben più antichi.
Il re d’Armorica, Gradlon, fece erigere una città splendida, impossibile da immaginare, a largo della baia di Douarnenez, circondata da una diga maestosa.
Questa era dotata di un unico portale, di cui il re solo possedeva la chiave.
Egli fece dono della città a Dahut, figlia sua e di Malgven, regina-fata del Nord, ma la principessa la trasformò in un luogo di peccato e depravazione.
Un giorno, un principe di rosso vestito giunse alle porte di Ys, sedusse la sconsiderata Dahut e la convinse a impadronirsi della chiave della diga, onde divenire l’unica padrona della città e liberarsi così dal giogo di suo padre.
Il principe rosso – ossia il diavolo sotto mentite spoglie – sottrasse la chiave a Dahut e aprì la porta della diga.
Si compiva così la punizione divina che, nel frattempo, aveva tramutato Dahut in sirena.
La splendida Ys venne sommersa per sempre, come la più famosa Atlantide, che qualcuno sostiene essersi trattato proprio della città di Dahut.
I pescatori narrano di inspiegabili rintocchi di campane provenienti dagli abissi, del canto irresistibile della sirena Dahut e d’aver distinto, nelle notti di tempesta, un profilo di città sommersa illuminata dal bagliore dei fulmini.


Moret-Loigne, Île-de-France, Francia

Moret-Loigne è un borgo incantevole che sonnecchia ai confini della foresta di Fontainebleau, arroccato sulle rive del fiume Loigne.
Nei pressi delle sue mure medievali, le monache del posto inventarono la caramella più antica di Francia, detta sucre d’orge, che ancora oggi viene venduta secondo la ricetta antica (XVII secolo). Ben più di una semplice leccornia, il sucre d’orge veniva somministrato come rimedio per diversi disturbi, in particolare il raffreddore.
Nel febbraio 1814, durante uno scontro, una palla di cannone austriaca si conficcò nella pietra di una delle porte d’accesso del borgo. Le truppe straniere proseguirono la loro campagna contro l’imperatore Napoleone Bonaparte, che poche settimane dopo fu costretto ad arrendersi.
Solamente un anno più tardi, questi sostò nella stessa Moret, durante la marcia per riconquistare il trono che gli era stato sottratto.
Il pittore impressionista Alfred Sisley trascorse nel borgo circa vent’anni della sua vita, realizzando più di quattrocento tele.
Mi chiedo: quali altre storie potrei scoprire, se sedessi un poco più a lungo all’ombra delle mura di Moret-Loigne, invece d’essere costretta ad attraversare il paesino di fretta, per sfuggire al gelo di una rigida giornata d’inverno?

Testi e foto
© Alice Rocchi

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