Dicembre – La solitudine sulla Soglia

Images © Kirsty Mitchell photography, The Fade of Fallen Memories, from The Wonderland Book ]

A mia madre, che mi attende sulla soglia

La Porta attendeva in silenzio in fondo al giardino.
Sui quei sentieri, nessuno metteva più piede da anni e la natura ne sfilacciava i contorni con ombre d’umido oblio. 

Il muro che la Porta custodiva sonnecchiava sotto a un ricamo di edera e di muschio. Chi crede che la pietra sia inanimata. dovrebbe vedere quel muro, i cui pertugi più infimi traboccano di vita. 
Qui però non si tratta del muro, non solo. 
In un punto preciso, la fila di pietre si arrestava per riapparire più avanti. 
Così sono i risvegli: una direzione che svanisce sotto ai piedi, la vertigine della fine, il terrore che l’Oltre non esista, il volto ripugnante del Nulla e silenzio. 
Poi, contro ogni aspettativa, le pietre del muro riappaiono, la vita riprende.
Quella è la Soglia e questa è la sua storia, che si ripete sempre simile e sempre diversa.

La Porta aveva in custodia il passaggio nel muro, ma non le competeva la scelta su quando concederlo e a chi. 
La Porta chiusa semplicemente attendeva. 
La donna venne avanti con aria smarrita. Apparve come un raggio di sole improvviso che senza annunciarsi cambia ogni cosa.
La Porta si chiese come si fosse aperta la strada, poiché il sentiero era quasi scomparso e nessuno lo trovava per caso. 
La donna aveva gli occhi stanchi e indossava il peso dei ricordi. Stringeva tra le dita una grande chiave che la Porta non aveva mai visto. 
“Come se la sarà procurata?”, si chiese allora con uno scricchiolio del legno. 
Lei si fece più vicina e sfiorò un’anta con la mano. 
«Non ho più serratura, mia cara. È trascorso troppo tempo dall’ultimo passaggio. Rinuncia, e torna sul cammino della tua gente», suggerì la porta. 
La donna ebbe un sussulto, controllò meglio, ma non vide alcuna traccia di serratura. La Porta diceva il vero.
La donna tremò, sospirò, poi si fece vicina: 
«Tu che rifiuti di aprirti, preferisci invece parlarmi?» 
«Perché tu non perda tempo», spiegò la Porta. 
«Non posso perdere tempo, perché non so dove mi dirigo». 
«Da dove vieni lo sai?» 
«È l’unica certezza». 
«Torna a quel che sai e a quel che sei. Non è prudente allontanarsi. Nemmeno io so cosa attenda al di là di me». 
La donna appoggiò le spalle al muro e si lasciò scivolare nell’abbraccio pungente dell’edera.
La chiave che stringeva tra le mani si bagnò d’una lacrima e la sua guancia umida si posò come un bacio sul legno della Porta. 
Quando se ne staccò, lasciò l’impronta della serratura che alla Porta mancava.  
La chiave entrò e lei varcò la Soglia. 

La Porta si richiuse con un cigolio triste e la serratura svanì come un fiocco di neve appena caduto.
Lungo il muro calò di nuovo l’ombra del silenzio. 
Vengono, entrano, ripartono. 

La Porta li ama tutti, uno per uno, perché per un momento condividono con lei la solitudine della Soglia. 

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