[ Images © Kirsty Mitchell photography, Euphaeidae (Gossamer Wing), from The Wonderland Book ]
A Elisabetta, che conosce il Rispetto
Lei: «Devi farmi uscire.»
Lui: «Naturalmente. Vediamo u po’… Ah, ecco: “C’era una volta una fata…”»
Lei: «Che me ne faccio di una storia?»
Lui: «Non molto, se non stai a sentirla. “A un primo sguardo, ella sembrava identica alle sorelle, ma il suo cuore custodiva un segreto…”»
Lei: «Ho bisogno di aiuto, non di chiacchiere. Fammi uscire di qui.»
Lui: «Se vuoi uscire, devi ascoltare fino alla fine, che tu lo voglia o no.»
Lei: «Non c’è tempo, non capisci? Mi vogliono morta!»
Lui: «Se la ricordi, puoi raccontarla tu stessa la storia.»
Lei: «Sei ossessivo.»
Lui: «Ossessionare è il mio lavoro.»
Lei: «(sospira)… “Nello spiare gli esseri umani, la fata aveva scoperto che spesso essi guardavano il cielo; alcuni piangendo, alcuni pregando, altri ancora sperando, ma nessuno, nessuno osava raggiungerlo.” È questo che vuoi sentire?»
Lui: «Benissimo, continua.»
Lei: (*tace)
Lui: «In tal caso, continuo io. “Ella desiderò così tanto insegnare agli umani come si vola, che le sue ali smisero di colpo di funzionare, si fecero inerti, pesanti, incapaci di staccarla da terra e caddero. Quel giorno, tremando di paura e di freddo sulla terra, la fata conobbe la nostalgia del cielo.”»
Lei: «Sì, mi ricordo. Ora sei contento? Mi aiuti, o no?.»
Lui: «Mmm… Che cosa stupida voler cambiare il destino degli altri a proprie spese.»
Lei: «Adesso fai la predica?»
Lui: «Aver perso le ali è un vero guaio, capiscimi bene: erano solo tue, non ne esistono altre così. Il bello, però, è che se ricrescono… ops! Che stupido. Questo è un segreto per angeli caduti, non avrei dovuto parlartene. Ignora quello che ho detto.»
Lei: «Aspetta! È così? Si può davvero tornare a volare?»
Lui: «Beh, sì. Ma per riuscirci, bisogna prima morire.»
Lei: «Ho paura.»
Lui: «Non è così terribile, se sai come farlo.»
Lei: «Chi può insegnarmelo?»
Lei: «Un demone, per esempio.»
Lui: «Cosa vuoi in cambio?»
Lei: «Quel che desiderano tutti i demoni: rivedere il cielo.»
Lei: «E perché mai, se un tempo lo lasciasti?»
Lui: «Per sentirne la nostalgia, credo. E poi riconquistarlo. Allora, affare fatto?»
La mattina seguente, il boia scoprì nella cella il corpo senza vita della strega.
Lo fece ruotare delicatamente su se stesso e di colpo fece un balzo indietro, mormorò qualcosa e si precipitò fuori dalla stanza, tentando di scacciare la visione con ripetuti segni della croce.
Il volto della donna appariva disteso, sorridente, come se fosse assopita. Al petto, stringeva una lunga, lucente penna nera, che pareva persa da immense ali di corvo.
© Alice Rocchi
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