Aprile – Cuore di stoffa

[ Image: © Kirsty Mitchell photography, The Voyage, from The Wonderland Book ]

A Francesca, madre di poesie

[Estratto dal racconto vincitore per la sezione narrativa del concorso letterario Enrico Ratti, ed. 2023]

C’era una volta una bambola.

L’artigiano che l’aveva realizzata la riteneva il suo massimo capolavoro.

Gli abitanti del villaggio venivano alla bottega per rendere omaggio alla meraviglia. I bambini ne uscivano incantati, gli scettici sbalorditi e i superstiziosi finanche un po’ turbati.
«Le manca solo la parola!» osservavano i più e a quelle parole un sorriso compiaciuto compariva sul volto dell’artigiano, come un mago che nell’ombra osservi l’effetto di un sortilegio ben riuscito.

La Bambola infatti celava un segreto, di cui solo lui era a conoscenza.
Nel suo cuore di stoffa vermiglia, ben nascosto tra l’ovatta, era inserito un pezzetto di carta su cui l’artigiano aveva vergato i suoi versi preferiti.

Le parole – tutte, anche quelle pronunciate con leggerezza – hanno un potere. Quelle che componevano quei versi conferivano alla Bambola quella luce speciale, che la faceva sembrare viva.
Di notte, nel silenzio della bottega deserta, la Bambola avvertiva la danza dei versi nel petto e a ogni volteggio di rime, il suo cuore si colmava di paesaggi, di sapori e di profumi che cercava di comprendere, senza riuscirci. Le davano un desiderio incontenibile di avventura e di scoperta.

La poesia è un moto dell’animo che nulla può arrestare.
Ne consegue che una sera come tante, quando i confini della bottega si erano fatti troppo angusti da sopportare, la Bambola mosse una mano, poi un braccio, un piede e poi l’altro e si sospinse fino alla finestra.
Col cuore di stoffa che saltava nel petto, scostò i vetri. Il fresco profumo della terra bagnata la accolse, un attimo prima del salto.

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