La «Mater d’Alesia» è il nome dato a una statuetta in calcare risalente al II – III secolo d.C.
Il reperto venne scoperto nel 1908 nella cantina di un’abitazione di epoca gallo-romana, che sorgeva sul colle della leggendaria città di Alesia, in Borgogna.
Non si tratta di un ritrovamento isolato. Diverse raffigurazioni di divinità femminili, spesso accompagnate da una controparte maschile e dotate di un corno dell’abbondanza, sono state rinvenute nelle cantine dell’antica città.
In alto lungo le pareti dei seminterrati erano state scavate delle nicchie a forma di edicola, adatte ad alloggiare le statuette. La Mater in origine faceva parte probabilmente di un trittico andato disperso, dato che le nicchie erano tre.
Presso queste cantine vennero ritrovati anche dei tavoli di pietra dotati di un solo piede, tipicamente associati ai riti e all’offerta di libagioni.
Per questi motivi, una teoria attribuisce a questi locali non solo la funzione di stoccaggio, ma anche rituale.
In occasione della Giornata della Terra mi è tornato in mente questo reperto e il curioso riflesso dei primi scopritori, che non avevano esitato a battezzarla Mater, ‘Madre’, sebbene la statuetta non corrisponda alla classica raffigurazione delle Matres romane, divinità accompagnate tipicamente da un bambino.
La Mater d’Alésia è seduta, coronata da un diadema e tiene una patera per libagioni nella mano destra (un recipiente per l’offerta del vino), più un piatto colmo di frutti sulle ginocchia. Per queste caratteristiche rientra nel registro delle altre divinità ritrovate nel medesimo contesto sotterraneo, che si avvicinano piuttosto a Pomona, o ad altre divinità dell’abbondanza.
Guardo i frutti sulle ginocchia della Dea e penso che questa giornata dedicata alla Terra potrebbe essere un’occasione per distaccarci da quel riflesso di primi scopritori, che tende a ridurre la Natura a una madre che ci accudisce, piuttosto che vederla come un’abbondanza da custodire.
Spostare lo sguardo da ciò che la Terra fa per noi a ciò che noi facciamo per lei cambia gli equilibri, ci rivela figli “cresciuti” al cospetto della Madre, custodi e responsabili della sua ricchezza, che va meritata e onorata.
La Dea non offre solo i suoi frutti, ma anche il seme delle piante future. La natura ci nutre e ci affida il ciclo di rigenerazione perché possiamo, in comunione con lei, come parte di lei, partecipare di quella stessa abbondanza.
Proficua e propizia Giornata della Terra a tutti.
© Alice Rocchi
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