[ Illustrazione per La Regina delle Nevi di Edmund Dulac ]
Nella notte più lunga dell’anno, appena i canti delle genti si levano, la Regina dei Ghiacci discende sulla Terra.
Da lontano osserva i villaggi, ascolta le voci e piange senza rumore, non vista, come cade la neve al buio.
Piange l’estate, il grano soffice, le danze e i falò nelle notti bagnate di stelle; piange il tempo in cui sua sorella era con lei e la Terra non conosceva le stagioni.
Fu, il Sole, loro padre, a separarle. Diede a entrambe il nome di Regina: una avrebbe governato sui Ghiacci, l’altra sul Raccolto.
Sua sorella, però, le donò di nascosto una scintilla di luce prima di svanire, che nella notte più lunga dell’anno diventa fiamma nel suo petto e la riporta sulla Terra.
Nell’eterno ciclo dell’abbondanza e dell’attesa, le sorelle hanno due notti all’anno per ritrovarsi; per questo le genti, ai Solstizi, accendono fuochi e candele.
Stretta nel suo manto scricchiolante, col candido cappuccio calato sul viso, la Regina dei Ghiacci si scalda al calore delle fiamme accese per lei. I suoi occhi di brina si sciolgono e nel riconoscere l’eco dei passi più amati si volta, spargendo sulla Terra lacrime di neve.
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