Nei fine settimana Parigi si svuota. Non di turisti, ma di cittadini.
Dopo anni trascorsi qui, anch’io ho preso l’abitudine, non appena il meteo è clemente, di saltare su un treno o noleggiare un auto (a Parigi non serve davvero possederne una). Esistono diversi siti internet che raccolgono le più belle passeggiate da scoprire nei pressi della capitale, con tanto di informazioni su flora, fauna e punti di interesse storico; ma la regione abbonda talmente di sentieri ben segnati, boschi, villaggi, abbazie e castelli per cui, anche andando a caso, ci si imbatte sempre in qualche forma di bellezza.
L’importante è arrivare alla campagna, agli alberi, al silenzio per muovere le gambe e pulire i polmoni. Ma anche per fermare il ruminare incessante della mente.
Quando frequentavo Parigi da turista, non capivo questa urgenza degli abitanti di allontanarsi, sarà che Bologna è più piccola o che ero più giovane, non ho ancora capito.
So che spesso la grande città produce questo effetto su chi la vive, è il prezzo da pagare per stare al centro dell’azione, delle novità, del fermento di cultura, spettacoli, stimoli e occasioni di apprendimento. È il bisogno di riprendere il ritmo dell’infanzia, quello dei passi, della fatica che fa dormire come un sasso la sera, della faccia che brucia a causa del sole, della fame animalesca che assale dopo lo sforzo e soprattutto del chiacchierare camminando. Sono sorprendenti gli scambi che possono nascere grazie al movimento e agli spazi aperti. È come una leggera trans che apre le menti e le rende audaci. Nulla a che vedere con lo stare seduti a bere un bicchiere, per quanto possa piacermi.
Tutto questo per dire che ritagliarsi un momento per vagare nei boschi come quando eravamo piccoli, con pochi amici ben scelti, può davvero migliorare la qualità di vita. E magari offrire una prospettiva nuova sulle cose, rendere i problemi un po’ meno spaventosi, cosa che può far comodo al ritorno.
Perciò non rinuncio mai a una scampagnata. Mi piace osservare i volti alla fine, notare quanto è cambiato il colore, la luce che emanano, come le fronti si sono distese. E quanto sorprendentemente a lungo i cellulari sono rimasti nelle tasche.
Sono cose che faccio notare, perché fa bene accorgersi di essersi fatti del bene. Lo racconta anche quel messaggio che spesso ricevo la mattina dopo: “Ho dormito come un bambino. Non mi capitava da settimane.”
E allora, buone scampagnate. Che siano molte, frequenti e in buona compagnia.
Alice
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