Sarò in ascolto, zia.

Ciao, Cornelia.

Le tue memorie continuano a fare del bene, come speravi. Ricevo lettere, soprattutto di giovani, che hanno letto le tue parole e si dispiacciono di non averti potuta conoscere.
Mi manchi immensamente. Soprattutto, mi manca ridere con te.
Ogni tanto lo faccio, ricordandoti.

Lo scorso 29 settembre sono stata a Oradour-sur-Glane, come ti avevo promesso. È stato un modo nuovo di commemorare le vittime di Monte Sole. Quel giorno hai fatto da ponte tra le mie due case, l’Italia e la Francia.
Il 29 settembre di quest’anno saranno trascorsi ottant’anni dalla strage di Casaglia, l’inizio degli eccidi di Monte Sole. So che, come ogni anno, avresti voluto esserci alla commemorazione. Mi aspetto di trovarti lassù, sulle montagne della tua infanzia, a ricordare con noi.

Io sarò là in ascolto, te lo prometto.

Alice


Cornelia Paselli, testimone degli eccidi di Monte Sole (BO, 1944), si spense due anni fa, il 19 aprile 2022.

La notizia della sua morte mi giunse mentre mi trovavo sulle coste della Normandia, una terra profondamente segnata dalla guerra.

Tracce sommerse della guerra a Étretat

Quel giorno, mentre vagabondavo spaesata nei pressi di Dieppe, desiderosa soltanto di raccogliermi coi miei ricordi, quando mi ritrovai davanti all’entrata di un cimitero militare, come se ne incontrano tanti da quelle parti.
Una targa spiegava che vi riposavano i resti di francesi caduti nella zona durante l’avanzata tedesca del 1940. Varcai la soglia e trovai una certa varietà di sepolture, alcune inattese, come quelle di civili – donne, anziani, bambini – tra i soldati.

Cimitero di militare nei pressi di Dieppe, Normandia.

Tre tombe allineate attrassero a un tratto la mia attenzione, tre lapidi grigie, ciascuna con inscritta una parola che mi fece sentire freddo in pieno il sole:

INCONNUE, INCONNUE, INCONNU
“Sconosciuta, Sconosciuta, Sconosciuto”.

Tornai con la mente a Casaglia, il 29 settembre del ’44.
Pensai alla madre di Cornelia, Angiolina, che gravemente ferita, trovò la forza di chiedere alla figlia di coprire il corpo di una donna che giaceva senza vita lì accanto. Nel cadere, gli abiti le si erano sollevati e si era tutta scoperta.
«Coprila, Cornelia, coprile il sedere, per favore.»

Ristabilire la dignità. Difenderla sempre, anche nella morte.

Non saprei dire se dal confronto con queste antenate mi senta più schiacciata o ispirata, ma certo è che se l’inscrizione su quelle lapidi mi mise freddo quel giorno, è perché Cornelia mi ha insegnato a guardare con occhi diversi.
Potevo immaginare la sua voce mormorare al mio orecchio: «Qualcuno li avrà cercati. È brutto, sai, vivere senza sapere che cosa ne è stato di chi non è tornato. E poi nessuno che viene qui per loro, che li ricorda…»

Prima di accorgermi di quel che stavo facendo, avevo raccolto dei fiori di campo e li avevo deposti sulla tomba degli INCONNUS.
Le mie prime lacrime per Cornelia caddero quel giorno su tombe senza nome.
È poetico, pensai, come lei.

19 aprile 2024

Spiaggia di Dieppe, Normandia.

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