Pensiero a Montmarte, collina degli artisti e della rivolta

Nell’Ottocento l’alto numero di atelier, gli affitti moderati, il mercato delle modelle della place Pigalle, i bistrot e i cabaret da due soldi concorrevano a creare l’ambiente ideale per accogliere gli spiriti creativi.
Ma non era tanto la collina a farsi bella per loro; in realtà erano gli artisti a fare Montmartre.

All’epoca la figura dell’artista era un po’ diversa da quella di oggi. Oltre al genio, alla maestria tecnica e al tradizionale tormento sentimentale (per non dire esistenziale!) il creativo, specie a Montmartre, era soprattutto colui o colei che aveva il potere – e il dovere – di cambiare il mondo. Per lo meno, quello in cui viveva.

Ad esempio spesso ci si dimentica che Montmartre era il bacino di gestazione delle idee anarchiche, sede di circoli femministi e della prima scuola professionalizzante per donne; nonché il rifugio di delinquenti, prostitute, bambini cenciosi e proscritti che frequentavano i medesimi ambienti degli artisti.

L’arte rivoluzionaria e non convenzionale che nacque nella seconda metà dell’Ottocento sentiva il dovere di rimanere fedele alla vita, di darle spazio, parola, di renderla visibile in tutti i suoi aspetti, gradevoli o meno, soprattutto a chi non voleva guardare. La convinzione condivisa era che l’arte dovesse servire prima di tutto a curare le brutture del mondo.
Senza la popolazione misera e variopinta che la abitava, dunque, Montmartre oggi non sarebbe “la collina degli artisti”.

Dopo tanti anni, è ancora questo il quartiere di Parigi che più mi emoziona. Col suo vento di rivolta che ancora mormora nei vicoli, mi infonde un senso di speranza ogni volta che ci metto piede.

Per questo ho deciso di preparare un tour speciale degno delle anime della collina. Occorrerà ancora un po’ di tempo per avere tutti i pezzi del mosaico che mi occorrono per creare l’esperienza unica che ho in mente, ma ho deciso: sarà il mio personale omaggio alle anime della collina.

(Per informazioni sui miei tour a Parigi clicca qui)

Foto @onceuponastudiophoto

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