Spasiba: la scelta di rimanere umani

Tra i personaggi citati nelle memorie di mia prozia, Cornelia Paselli, superstite degli eccidi di Monte Sole (30 settembre – 5 ottobre 1944), viene citato Franco Trevisi, il vicino di casa che conobbe a Bologna, dove studiava da sarta, subito prima dello scoppio della guerra.
Franco era un giovane sui vent’anni dal sorriso gentile e il corpo da lottatore che, come Cornelia amava sottolineare non senza una punta di orgoglio, era stato vincitore di un torneo di lotta greco-romana.

In “Vivere, nonostante tutto” Cornelia racconta che, prima di partire per andare a combattere in Russia, Franco le regalò una sua fotografia, come usava all’epoca. Sul retro aveva scritto: “Con tanto affetto”. 
Era il settembre del 1942. Cornelia non avrebbe avuto sue notizie fino alla fine della guerra.
Al suo ritorno, lo sguardo di Franco era cambiato. Lui stesso scrive nel suo diario:

«Mi guardai nello specchio e mi parve di vedere non un giovane di 21 anni, ma un uomo quasi distrutto: la barba lunghissima mi rendeva anche più scarno e gli occhi avevano preso una strana espressione. Troppe scene orribili avevano visto e ne conservavano ancora la visione».

Un vissuto che si legge “in faccia”, nei silenzi, nelle notti insonni, ma anche nell’arte, antico rimedio delle anime ferite incapaci di raccontarsi, o di chiedere ascolto.
Franco divenne pittore. E con un certo successo, tanto da consentirgli di organizzare delle mostre.
I suoi soggetti preferiti erano soprattutto paesaggi traboccanti di luce, dalle tinte tenui e vaghe, come miraggi. Più che di atmosfere, una collezione di stati d’animo.

Franco e Corelia, nel giorno del loro matrimonio (1948)

È raro incontrare dei ritratti o delle tinte fosche tra i suoi dipinti perciò, la prima volta che mi trovai di fronte al volto di uomo avvolto da una malinconica foschia grigio-blu chiesi subito spiegazioni a Cornelia.
Mi disse che l’uomo era un soldato russo e che il dipinto s’intitolava “Spasiba”, traducibile con “grazie”.
«Perché “grazie”?»
Sapevo che Franco aveva combattuto contro i russi, nel quadro dell’operazione militare Barbarossa, lanciata dalla Germania nazista contro l’Unione Sovietica nel 1942, dunque perché decidere di ritrarre un soldato russo?
«Gli aveva dato una sigaretta. Fu dopo una battaglia. Aveva incontrato quest’uomo a terra che faceva così», spiegò Cornelia mimando il gesto di portarsi le dita alle labbra.
Poi disse semplicemente, come se non occorresse aggiungere altro per comprendere la motivazione profonda di un gesto tanto piccolo, tanto umano:
«Stava morendo».

Se il gesto non fu visto di buon occhio da alcuni compagni di Franco, oggi la sua genitilezza audace commuove.
Cornelia venne a conoscenza di quale incubo aveva attraversato in Russia soltanto dopo la sua morte, grazie a un diario custodito in un cassetto. Sfogliandolo, si nota come il resoconto diventi sempre più scarno col procedere dei giorni, fino a farsi telegrafico, un freddo registro di movimenti e di tappe, oggi rese altrettanto tristemente celebri dai telegiornali.

«Furono notti d’inferno, senza riposo e non dormivo già da quattro notti senza prendere cibo, poiché la disorganizzazione era grande.… [la ritirata] diveniva sempre più disastrosa, poiché notai che gli infermieri abbandonavano i feriti, che rimanevano sulla neve in balia del freddo e senza cure. […] Correndo raggiunsi la trincea tenuta dai Russi e vi contai una infinità di soldati morti. Molti erano solo feriti ed abbandonati dai compagni. Mi fecero molta pietà. […] Un soldato russo ferito, forse ad una gamba, mi chiese una sigaretta che, naturalmente gli buttai. Notai che rimase molto sorpreso nel vederci così umani e mi parlò ma, naturalmente, compresi solo una parola ed era “spaccia” [Sic.], cioè “grazie”». 

Il 15 gennaio 1943 un’offensiva sovietica a Nord del fiume Don travolse gli Alpini, i quali, mal equipaggiati e a corto di rifornimenti, iniziarono una tragica ritirata nella steppa, incalzati dalle divisioni sovietiche e costretti a patire enormi sofferenze. La rotta costò alle forze italiane decine di migliaia di perdite e si concluse solo il 31 gennaio.

«[…] La continua tensione nervosa ci uccideva, non si dormiva da quindici giorni e non si mangiava mai. Eravamo quasi pazzi per il freddo e ci guardavamo negli occhi l’un coll’altro compagno, come inebetiti. Non eravamo più creature umane, ma bestie bastonate con una gran rabbia impotente ed una immensa tristezza nel cuore. Se qualcuno in quei momenti lo possedeva ancora. […] Io dormivo camminando, dormivo con gli occhi aperti. Eravamo divorati dagli insetti che ci rendevano pazzi di tormento. Mai potevo immaginare che un individuo potesse resistere a simili torture e fatiche ed eravamo di carne, di povera carne che ogni giorno perdevamo a brandelli. Molti miei cari amici erano morti, scomparsi per sempre».

Chi ha conosciuto Cornelia impiega spesso, parlando di lei, le parole “forza” e “delicatezza”, tentando di trasmettere il connubio misterioso che ben la rappresenta. Dal canto mio, mentre mi perdo nei paesaggi dipinti da Franco alla ricerca di frammenti dell’uomo che non ho mai conosciuto, scopro gli stessi ingredienti, lo stesso mistero racchiuso in un lottatore dal cuore gentile.

Mi soffermo su due immagini in particolare, due dipinti diversi in tutto, eccetto che per la particolarità di rappresentare delle figure umane, soggetti rarissimi, come ho già spiegato, nei quadri di Franco. Una è il triste volto di straniero che mormora spasiba, l’altra è una donna, Cornelia in realtà, seduta in una luce che vibra di pace, di tenerezza, in definitiva: di amore.
Immagino Franco dirmi:
«È davvero possibile amare dopo l’orrore»
E Cornelia, al seguito:
«È possibile “Vivere, nonostante tutto”».

(Le memorie di Cornelia Paselli, curate da me sotto la sua supervisione, sono state pubblicate presso ed. Zikkaron col titolo di “Vivere, nonostante tutto”).

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Inizia con un blog su WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: