Parco del Morvan, Borgogna

In questo periodo di limitazioni, incertezze, pandemia e paura, approfittare dell’isolamento confortante della natura è diventata una necessità pressante.

Questa volta, ho trovato rifugio in Borgogna, nel Parco regionale del Morvan.

L’autunno freddo e piovoso non mi ha scoraggiato anzi, garantiva un isolamento ancor più completo, oltre ad accendere i colori della natura, tanto da convertire il parco in un paradiso per anime artistiche.

Per mia fortuna, sono incappata nell’alloggio ideale, di quelli che delizierebbero uno hobbit.

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L’origine della parola Morvan permane incerta, ma la spiegazione che preferisco parte dalle parole galliche MORI e VINDO, che significano rispettivamente ‘mare’ e ‘bianco, luminoso’.

Morvan sarebbe allora un “mare bianco”. Le candide nebbie che, al levar del sole, lasciano emergere qua e là, sparse come isole scure, le vette boscose, pare siano all’origine di questa descrizione.

Non avendo programmi, decisi di cercare le tracce delle antiche genti all’origine di una definizione tanto poetica: i galli.

Nel museo di Bibracte, la città gallo-romana sul monte Beuvray, ho provato un senso di vicinanza sorprendente con queste popolazioni, nonostante siano vissute intorno al I secolo d.C.
Ho sorriso di fronte alle impronte di qualche cane e gatto incurante, lasciate sulle tegole ancora fresche: mi sono ricordata di certi danni irrimediabili inflitti ai compiti di educazione artistica, rimasti incautamente incustoditi…

Lo stesso ho provato davanti allo stampo per imprimere una scena di caccia su delle focacce, rinvenuto nel sorprendente sito archeologico di Les fontaines salées (‘Le fontane salate’), presso il borgo di Saint-Père.

Si tratta di un sito eccezionale, dove un tempo si estraeva il sale, quando questo era prezioso quanto l’oro, perché costituiva l’unico mezzo per la conservazione degli alimenti.
L’acqua dolce di una falda sotterranea risale in superficie attraversando uno spesso strato di deposito di sale, creato dal ritiro di un oceano antichissimo.

Nel sito, sono perfettamente visibili i pozzi di acqua salmastra ancora funzionanti, scavati alla fine dell’epoca Neolitica, quando un po’ ovunque in Europa si videro comparire maestose, misteriose costruzioni in blocchi pietra.

La superficie dell’acqua è perturbata da vispe bollicine di gas che, oggi come allora, risalgono dalle profondità della terra. Un brivido mi ha percorsa quando ho pensato che una persona, vissuta 4300 anni prima, poteva assistere al medesimo spettacolo, sporgendosi dal bordo.

Gironzolando per i borghi del “Mare bianco”, abbiamo scoperto che la via per Santiago di Compostela ha una tappa importante ad Vézelay, presso la basilica dedicata a Santa Maria Maddalena.

Oppure che il celebre architetto Eugène Viollet-le-Duc (1814-1879), restauratore di Notre-Dame de Paris – la cui guglia abbiamo visto fondersi durante l’incendio dell’aprile 2019 – salvò dalla rovina la bella chiesa gotica di Notre-Dame de Saint-Père (XII-XIII secolo) a soli 26 anni.

Il tempo vola quando mi dedico a stanare i personaggi che popolano capitelli, finestre, timpani e arcate delle chiese antiche. Ognuno pare dotato di un proprio “temperamento” e di una storia da raccontare.

Un’altra scoperta attendeva sul lago di Settons, un bacino artificiale creato grazie ad una diga (barrage) allo scopo di trasportare il legname via acqua direttamente a Parigi (1847-61).

Nonostante la funzione essenzialmente pratica, il barrage è dotato di un suo charme, tanto che da lontano si direbbe trattarsi ad un piccolo castello sull’acqua.

Questo è il ricordo di Morvan, dove la natura, nonostante il maltempo autunnale, è socievole e accogliente e dove la storia sussurra in ogni vicolo.

Una via del borgo di Avallon
La Cure che attraversa il villaggio di Saint-Père.

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