Lockdown vs progetti

Oggi, 30 ottobre 2020, la Francia inizia il suo secondo lockdown.

Per ironia della sorte, da settimane, avevo programmato proprio per questo pomeriggio l’invio della prima newsletter di parigimeravigliosa.it, in cui, tra le altre cose, avrei annunciato agli iscritti, in anteprima, l’uscita su Amazon del primo libro ispirato agli articoli del blog, programmata ufficialmente per il 31 ottobre: Le Ombre della Belle Époque.

Le Ombre della Belle Époque, il primo dei Sentieri di Parigi Meravigliosa.
(Copertina © Giorgia Gordini)

Il programma sarà rispettato, ma avevo in testa un clima di festa ben diverso…

Tuttavia, non intendo demoralizzarmi, perché altri due progetti editoriali molto diversi tra loro, stanno prendendo piede e necessitano di tutta la mia concentrazione nelle prossime settimane.

Il primo è la nuova serie di articoli di Parigimeravigliosa.it dedicati alla storia della moda.

Per raccontarla, ho scelto un punto di vista prevalentemente parigino, ma soprattutto ho immaginato di intervistare la Moda in persona, ritenendo che fosse più interessante apprendere le sue avventure, una volta tanto, “dalle sue labbra”.

Illustrazione © Giorgia Gordini tratta dal primo articolo della serie intitolato La Moda si racconta – Una gioventù dorata alla corte di Versailles.

Il secondo è di natura più personale e non riguarda affatto Parigi, bensì una storia di famiglia.

Ho una prozia che tra pochi giorni compirà novantacinque anni.
Da quando ne aveva solamente diciotto, porta sulle spalle un peso per me difficile da immaginare.
Si chiama Cornelia Paselli ed è una dei pochi testimoni ancora in grado di raccontare i tragici eventi che investirono la porzione di Appennino bolognese compresa tra i fiumi Reno e Setta.

Cornelia Paselli, in una fotografia scattata nel maggio 1944, pochi mesi prima della strage che cambierà per sempre la sua vita.

Nei libri di storia, l’evento è denominato eccidio di Monte Sole, dal nome della cima più alta del massiccio roccioso dove, in 115 diverse località,
nell’arco della settimana che va dal 29 settembre al 5 ottobre 1944 furono brutalmente massacrate 770 persone, di cui 216 bambini, 142 ultrasessantenni, 316 donne.
È l’evento più grave, tra i tanti che segnarono la ritirata cosiddetta “aggressiva” delle truppe tedesche braccate dall’avanzata degli Alleati lungo la Penisola italiana.
Il 29 settembre, nel borgo di Casaglia, entro il perimetro di un piccolo cimitero, persero la vita 197 persone appartenenti a 29 famiglie diverse, tra le quali 52 bambini.

Quel giorno, Cornelia sopravvisse nascosta dai corpi senza vita ammassati su di lei. Li conosceva tutti: erano la sua comunità, tutta intera.
Molti erano parenti, i più stretti dei quali erano sua madre e due fratellini gemelli, di appena dieci anni.

Le rovine del borgo di Casaglia dall’alto e quelle del cimitero in primo piano.
(immagine da La Repubblica)

Negli anni, si è adoperata con tutte le sue energie, soprattutto nelle scuole, per trasmettere non solo la memoria dell’accaduto, ma soprattutto un monito contro la natura criminale della guerra.

L’ultima volta in cui ho potuto farle visita di persona, Cornelia mi confidò che, anni fa, aveva iniziato a redigere le sue memorie, senza poter terminare il racconto, poiché col tempo, il semplice gesto di reggere la penna era diventato troppo faticoso per le sue dita fragili.

Allora mi venne un’idea. Le domandai il premesso di poter fotografare, con il telefonino, le pagine che aveva scritto in corsivo, a mano, con la medesima cura che viene insegnata a scuola.

Rientrata a Parigi, mi affrettai a battere il racconto a computer, per poi farglielo recapitare a sorpresa.
«Lo finiamo insieme!», disse Cornelia al telefono, con la sua consueta energia.

Iniziò così una lunga serie di video-chiamate, durante le quali alle mie domande si accavallavano i suoi ricordi….
A queste, si sono aggiunte lunghe ore di studio, di ricerca, di lettura e ascolto di testimonianze degli altri sopravvissuti…
Una prova emotiva non indifferente che, non di rado, mi ha portato a scoppiare in lacrime, di punto in bianco, mentre aggiustavo la punteggiatura o inserivo una nota.

Parigi si chiude di nuovo.

Cornelia e il suo libro, a cui contino a lavorare assiduamente, rappresentano un’ancora di salvezza nel contesto di questo nuovo lockdown nel mio microscopico appartamento parigino. Combatterò l’immobilità con ciò che amo fare: raccontare storie.

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