Voci scolpite

Riporto di seguito voci, versi, sensazioni raccolti in un taccuino lungo il corso degli anni al cospetto dell’Arte.
Se non dovessero risultare di gran valore, mi auguro che la bellezza delle opere che li ha ispirati vi risarcisca del tempo perduto.
Per ciascuna immagine, ove possibile, sono riportati titolo, autore e luogo in cui ho scattato la fotografia.

Nelle pagine di quel giorno infuse se stessa.
Così l’inchiostro sutura le ferite,
onorando il silenzio dell’anima.

(Giovanni Spertini, La scrittrice, 1866, Galleria d’Arte Moderna, Villa Reale, Milano)


Ardore silente, macchia segreta, vergogna velata.
Verità è dove lo sguardo non osa posarsi.

(Antonio Corradini, Donna velata, Musée du Louvre, Paris)


Innumerevoli storie si celano nella materia e l’uomo talvolta si impegna ad estrarle.
Così, grazie ad una mano paziente, la pietra si fa scultura per raccontare ai passanti ciò che le brucia nel cuore.
Con un riverbero, accende la curiosità in uno sguardo spento. Quello è l’incipit: il passante si arresta e si fa lettore.
La narrazione della luce rivela una trama di avvallamenti e di rilievi. Con labbra serrate e sensi spalancati, il lettore indugia sulle forme taciturne, cercando qualcosa che non sa definire.
Il suo sguardo si attarda specialmente sulle ombre, in attesa di un’eco affine, riflesso d’animo infranto. L’opprimente illusione della solitudine concede una tregua.
Nell’opera, la materia non è dominata, è abnegazione, una brama d’amore che attende un passante.

(Auguste Rodin, La Porta dell’Inferno, Musée d’Orsay, Paris)


Il sentimento autentico, profondo non si pubblicizza, non si decanta.
Vibra al di sotto della vile superficie senza sfiorarla, come un canto che non si sappia da dove venga e che viene colto solamente da chi ha provato lo stesso.

(Thornycroft, The Kiss, 1916, Tate Gallery, London)


Mi hanno insegnato a credere nei due lati della medaglia.
Cos’è più vero? Ciò da cui provengo o l’orizzonte a cui mi rivolgo?
Nel dubbio io danzo un po’ di qua e un po’ di là, tanto delle medaglie non so più che farmene.

(The Dancer David Wall, London)


Credevo fosse la fine, che esistesse solo l’oscuro pantano del passato.
Poi chiamai il passato col suo Nome, e gli gridai il Mio.
Allora ho schiuso le ali e il sonno di ciò che è stato mi ha abbandonato.

(Cimitero di Montparnasse, Paris)


La sala è vuota, ormai. Il sipario si chiude, applausi e fischi si dissolvono.
A terra, la carcassa di uno sguardo che attende un fondale, un attore, un copione: una maschera dagli occhi vuoti.
Giace ai miei piedi e mi sento divina.
Aleggia nell’aria il ricordo lontano di una storia priva di sguardo di cui ero spettatrice, personaggio e regista.
Respiro: cessato il rumore, scopro una melodia. Sono Io.
«Il gioco delle maschere non non va preso sul serio», dico Io.
Io chi?
Non so più, è volata via.
E ricomincio: frantumo la maschera, esco di scena, cambio copione.

(Melpomene, 50 a.C., Musée du Louvre, Paris)


La bellezza dello spirito è circondata da sonno
e attende nel sogno il bacio di una scelta.

(Primo piano: Auguste Clésinger, Donna morsa da un serpente; secondo piano:Pierre-Jules Cavelier, Penelope, Musée d’Orsay, Paris)


La magia esiste! 
L’ho cercata in lungo e in largo, senza mappa e senza sosta.  
«Deve esistere da qualche parte», mi ripetevo.
Dopo tanto vagare, cedere e rialzarmi, incontrai un oracolo al limitare di un luogo sacro che non esiste al di fuori di me. Mosso a compassione, il Sapiente mi offrì uno specchio in cui gettai il mio sguardo. 
Il riflesso era il solo incantesimo di cui avessi bisogno e la meraviglia della scoperta mi travolse.
Adesso che l’ho trovata, la magia non basta più. 
Arranco nel profondo di me stessa, in duello con demoni ancestrali che celano l’accesso al coraggio di immaginare, di trasmutare, di creare il nuovo.

(Auguste Rodin, Torse de l’Age d’Airain drapé, esposizione temporanea Grand Palais, Paris )

© Alice Rocchi

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