Per cambiare devi avere paura

Dedicato a tutti quelli che esitano sulla Soglia
e che non sanno d’essere belli come eroi.

Qual è la direzione da prendere per cambiare?
«La stella polare della vita è la paura», così mi disse un Guardiano mentre indugiavo sulla Soglia.
«Il cambiamento da farsi è la scelta che più spaventa. Segui la paura: là dove sarà, troverai la prossima porta da attraversare. Gli antichi lo sapevano, ecco perché ponevano draghi davanti ai tesori, spesso davanti all’amore».
Non parlava della paura naturale il Guardiano, quella che preserva dai pericoli materiali, bensì di quel freddo che paralizza di fronte alle scelte, tanto sgradevole da farci evitare le circostanze che potrebbero suscitarlo. Si permane così in un vago torpore, che è paura di quella stessa paura. 
«Adesso immagina il cambiamento, il tuo – proseguì il Guardiano –
Cosa vedi? Come pensi che sarà “cambiare”? Forse evocherai l’attimo dopo, quando tutto sarà diverso, quell’istante in cui il drago si accascia al suolo e tu fai il tuo ingresso glorioso nella grotta per gettarti sul tesoro».

«Questo è ciò che ho appreso dai film», tentai di spiegare.
«Iniziano con un personaggio deprimente, sciatto e tremante. Dopo una serie di disavventure è cambiato e così può esserci un lieto fine».
Immaginai il cambio improvviso di colonna sonora, una porta che si spalanca e le ampie falcate di ciò che è appena il ricordo del personaggio di prima. Aura splendente, sorriso sfacciato, nuovo look, occhiali da sole e quell’aria che dice:
«Fatevi da parte, arrivo io».
Tutti intorno rimangono a bocca aperta di fronte a Cenerentola ripulita dalla Fata Madrina.

«Non crederci – mi ammonì il Guardiano indovinando i miei pensieri –
Non perder tempo a sfregare la lampada, non pregare una stella in attesa che cambi la colonna sonora.
Il cambiamento esige il suo tributo di fatica e di dolore. Vi piace guardare il drago che collassa al suolo, non la lotta estenuante che ha richiesto di incassare dei colpi, assieme alla sensazione d’essere soli ad affrontare qualcosa di troppo grande.
Non esiste “per sempre felici e contenti”, quella è roba da film. Le persone hanno il lento dramma del cambiamento da affrontare.
Vedono il drago cadere e si abbattono quando si rialza, quando scocca la mezzanotte e tornano ad essere i miserabili di sempre. Ecco allora il fatale pensiero: 
“Non è cambiato niente”.
Ma il cambiamento sta ancora avvenendo. La fatica non è un’ingiustizia, è la via.
Molti a quel punto rinunciano e tornano ad essere ciò erano, ma una scarpetta di cristallo scintilla nella tasca. Saprà farsi trovare al momento giusto.
Un personaggio mantenuto per decenni non si abbandona in un momento. I muscoli delle gambe si formano forse tutti assieme col primo passo che compiamo?
Volete passare da un personaggio all’altro come fanno gli attori, ma senza fatica, senza pericoli e vi illudete di essere le maschere che indossate, non coloro che accettano di portarne il peso.
Vi manca il coraggio di guardare allo specchio tra una maschera e l’altra. Temete la grandezza che potrebbe esservi riflessa.
Potrebbe avere un aspetto familiare e uno sguardo insostenibile, così simile a quello dei bambini che nel silenzio osservano, chiedendosi il perché di tante recite.
A guardar bene, quel riflesso potrebbe avere i tuoi occhi e il volto del bambino che eri, quando ancora avevi nello sguardo la luce di tutte le possibilità a cui più tardi rinuncerai.
Quello è il volto dietro la paura, il cambiamento che devi a te stesso e che ti attende in fondo alla grotta.
Segui la paura per trovare l’ingresso».

[Fernand Khnoppff, ritratto di Eugénie Verhaeren, 1888]

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