Rochefort-en-Terre, un villaggio di magie, storie e leggende

Tra le verdi colline traboccanti di storie della Bretagna, si trova un antico villaggio degno del tradizionale «C’era una volta…».
Il suo nome è Rochefort-en-Terre e non gli manca nulla per fare da sfondo a una fiaba: ha le sue rovine, la sua strega, persino un museo dell’immaginario…

Non bisogna però farsi ingannare dall’atmosfera fantastica: nel Medioevo, Rochefort-en-Terre faceva parte di una delle contee più potenti e floride di Francia, poiché controllava uno dei tratti della via del sale, che dall’oceano risaliva verso l’interno del regno.

Prima dell’avvento dell’elettricità, il sale era considerato “oro bianco”, poiché consentiva la conservazione dei cibi. Per avere il controllo della distribuzione, vennero combattute molte guerre.

Inoltre, Rochefort-en-Terre riforniva di ardesia tutta la Francia, necessaria alla costruzione di tetti adatti al piovoso clima atlantico.

Il suo castello oggi è una rovina che sussurra volentieri le sue memorie al passante che non abbia fretta.
Ho provato a trascriverle, in un giorno uggioso di ottobre:

«Se per secoli conobbi i fasti della gloria,
per ben tre volte il saccheggio e la distruzione fecero scempio delle mie mura.
Vidi una grande rivoluzione, che spinse il mio popolo a massacrare se stesso.
Poi giunsero le industrie e le nebbie delle grandi città, che tolsero a poco a poco la ricchezza alla mia gente.
Stanco e umiliato, mi credetti perduto, dimenticato».

«Un giorno dei più grigi però, venni scelto come dimora dal più strano dei personaggi,
ben diverso dai fieri condottieri che mi avevano costruito.
Era un guaritore, lo chiamavano dottor Juhel.
Al suo servizio teneva una nana e un misterioso gobbo claudicante col quale sosteneva d’aver fatto un patto.
Lo chiamava “Diavolo”.

Le battute di spirito si sprecavano, ma giunse un giorno alle orecchie dei paesani il racconto di una strana storia che vedeva il dottore protagonista.
Anni prima, era stato vittima di un naufragio lungo le coste del Brasile.
Fatto prigioniero da una tribù indigena, riuscì per miracolo a fuggire e a raggiungere la Martinica,
da dove scrisse ai parenti in Francia, annunciando il suo imminente ritorno a bordo della fregata “Doris”. 
Sulla “Doris”, però, il dottore non salì mai,
avendo ceduto il posto a un altro gentiluomo che aveva maggior urgenza di partire.
La Doris naufragò e non raggiunse mai le coste francesi.
I parenti del dottore prepararono le esequie, per poi morire a loro volta di spavento, quando il caro estinto si presentò alla porta di casa sano e salvo.
Da allora, a Rochefort-en-Terre, nessuno osò più scherzare sul misterioso “Diavolo” aiutante del dottore».

«Giunse l’alba di un nuovo secolo, il “Ventesimo” si chiamava – prosegue il castello – 
e mi portò Naïa, una strega in cerca di una dimora.
L’accolsi volentieri tra le mie vecchie mura.
La gente veniva da ogni villaggio per ottenere il suo consiglio.
Uno scrittore, Charles Géniaux, venne a cercarla: voleva raccontare la sua storia.
Non si aspettava di incontrare una donna pulita, istruita e intelligente.
I suoi occhi lattiginosi parevano quelli di un cieco, eppure Naïa vedeva tutto.
“Voi che siete tanto potente – domandò Geniaux – sarete in possesso di ricchezze favolose”.
“Colui che può avere tutto, non ha bisogno di nulla”, rispose Naïa».

Il racconto che Geniaux dedicò a Naïa (1870-1931)

Queste sono solo alcune delle storie che ho raccolto nei pressi delle rovine del castello, che oggi ospitano il meraviglioso museo dell’arte fantastica, dedicato proprio a Naïa (Naïa Museum).
Circa ottanta artisti contribuiscono con le loro opere visionarie a un viaggio onirico indimenticabile.

Gilles Courat, Paimpont.

E per concludere con il pieno di magia, basta avventurarsi oltre le mura del villaggio per cadere tra le braccia della natura della Bretagna, pronta a sussurrare altre storie.

5 risposte a "Rochefort-en-Terre, un villaggio di magie, storie e leggende"

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