Les faux de Verzy, gli alberi delle fate

A un paio d’ore di macchina da Parigi, nel parco naturale regionale della Montagna di Reims, alcuni alberi dalla forma incredibile si direbbero vittime di un incantesimo.

Si tratta dei leggendari Faux de Verzy e sono circa ottocento, sparsi sull’altopiano boscoso della Montagna, nei pressi del villaggio di Verzy.

”Faux” è l’antico nome del faggio in francese, un albero longevo che può raggiungere i trenta, quaranta metri di altezza (Fagus sylvatica, faggio comune, per maggiori informazioni cliccare qui).
I tronchi di alcuni faggi di Verzy, invece di svilupparsi in altezza, si attorcigliano su se stessi, come se non volessero abbandonare il terreno.
I rami si contorcono e la chioma assume una caratteristica forma a ombrello, o di igloo verdi, che raggiungono in media i cinque metri di altezza.

Un faggio? Ebbene, sì!

La mutazione genetica, che più raramente colpisce anche querce e castagni, è riscontrata in pochissime altre località d’Europa (una in Germania, a Hanovre e una in Svezia, a Malmö), ma la concentrazione che si riscontra a Verzy è unica al mondo.

Non è stato ancora appurato se la modificazione sia spontanea, oppure scatenata da un qualche un agente patogeno, oppure da una particolare composizione del terreno, ecc. Si era ipotizzato addirittura la caduta di un meteorite che, col suo impatto, avrebbe alterato il suolo.

I rami dei faux sono soggetti a un fenomeno, raro in botanica, conosciuto col nome di anastomosi, ossia la tendenza a di questi a fondersi, invece che a sovrapporsi o a intrecciarsi.

Il processo di riproduzione è altrettanto insolito, poiché avviene soprattutto per marcottage, ossia attraverso la produzione di radici da parte di un ramo a contatto col suolo.
Alcuni degli esemplari più antichi presentano inoltre un fenomeno ancora più raro, lentissimo: una retro-mutazione a faggio normale!

Nel VI sec.d.C., Saint Basle, uno degli evangelizzatori della regione oggi quasi dimenticato ma che in passato fu oggetto di grande devozione, decise di abbandonare l’abbazia di Verzy per vivere da eremita nel bosco.
Si stabilì nei pressi di una sorgente sacra, che attirava gli abitanti della zona ancora legati ad antichi riti pagani.
Il bosco divenne un luogo di conversione e, dopo la morte del santo, di miracoli.

La prima menzione dei faggi di Verzy risale al 1664 e li posiziona sul terreno dell’abbazia che, dopo la morte del santo, era stata ricostruita, ampliata e ne aveva assunto il nome.
L’abbazia fu venduta e demolita poco dopo la Rivoluzione Francese (inizi XIX secolo), ma i faggi sono sempre lì, alcuni pluricentenari, e mantengono intatto il loro mistero agli occhi di turisti e scienziati.

Le leggende

Les Faux de Verzy sono stati oggetto di grande diffidenza. La loro forma contorta, i rami che paiono contratti in spasmi di dolore, hanno ispirato molte leggende, che tendono spesso a personificarli.

Una leggenda sostiene che la trasformazione dei faggi fosse il risultato di una maledizione lanciata da uno dei monaci, oppure un monito per chi non aveva voluto convertirsi dopo aver incontrato Saint Basle.

Più spesso, gli alberi deformi sarebbero i figli di un’unione proibita.
Una versione narra di una bella fanciulla sedotta da un falegname gobbo e mostruoso, tramutatosi in un bell’Adone grazie al sortilegio di una strega. Un’altra vuole che un monaco abbia ceduto allo charme di un demone femmina.

In entrambi i casi, le creature mostruose nate da queste unioni sarebbero state abbandonate nel bosco, trasformandosi negli anni in tronchi contorti dal dolore e deformati dalla magia.

Eppure, nonostante l’associazione a fate, folletti, streghe e demoni, è ormai appurato che qualcuno deve essersene preso cura, forse addirittura i monaci stessi, visto che i faux crescevano entro i loro recinti.
Non potendo raggiungere un’altezza normale infatti, nel mezzo del bosco questi alberi nani si sarebbero trovati in mancanza di luce, ma un taglio costante degli alberi circostanti potrebbe averli salvati.

In Francia, ma non solo, i faggi erano legati ai culti pre-cristiani, di cui si trovano tracce ancora vive in epoca medievale.

Durante il suo processo (1431), Jeanne d’Arc venne ripetutamente interrogata su un faggio detto Arbres des Dames (‘Albero delle Signore’) o des Fées (‘delle fate’), che cresceva nei pressi di una sorgente miracolosa a Domrémy, il villaggio in cui era cresciuta.
In occasione di determinate festività, i bambini erano soliti danzare, ristorarsi e giocare decorati da ghirlande di fiori all’ombra del suo tronco. Una processione religiosa annuale doveva scongiurare il ritorno delle fate cattive e i malati di febbre venivano a bere alla sorgente per trovare la guarigione.

«In occasione del processo di riabilitazione di Giovanna d’Arco (1450-1456), undici testimoni parlarono di questo albero come se si trattasse di un’informazione determinante».

(Georges H. Parent)

Un albero magico “dont la beauté nous attirait” (‘la cui bellezza ci attirava’), così dice una delle madrine di Jeanne in occasione di quel processo.

(photo from writing2.over-blog)

A Verzy, il fau de la Demoiselle era chiaramente un omaggio a questo particolare della storia della pulzella: la leggenda vuole che, mentre si dirigeva a Reims per l’incoronazione di Charles VII, il corteo avrebbe visitato l’abbazia di Saint-Basle e Jeanne si sarebbe arrampicata e seduta su uno dei rami del faggio contorto.
Purtroppo l’esemplare, uno dei più grandi, è morto nel 2017, vittima di una folgore che lo aveva reso malato, ma la sua regale carcassa si erge solenne e solitaria nel folto del bosco, come una scultura arcaica.

Il faggio della Pulzella

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