Rochefort-en-Terre, un villaggio da fiaba

Tra le verdi colline della Bretagna, si trova un antico villaggio che farebbe da sfondo ideale a una fiaba, completo di rovine abitate da una strega e persino di un museo dell’immaginario.

Il suo nome è Rochefort-en-Terre e se il suo aspetto da paesino incantato può intenerire a un primo impatto, non bisogna farsi ingannare: nel Medioevo, il villaggio faceva parte di una delle contee più potenti e floride di Francia, perché controllava un tratto della via del sale che dall’oceano risaliva verso l’interno del regno.

Prima dell’avvento dell’elettricità il sale era l’“oro bianco” che consentiva la conservazione dei cibi. Per il controllo della sua distribuzione vennero combattute innumerevoli guerre, esattamente come per il petrolio, l’“oro nero” odierno.

Come se non bastasse, Rochefort-en-Terre riforniva di ardesia tutta la Francia, necessaria alla costruzione di tetti adatti al piovoso clima atlantico, un mercato immenso e sempre in richiesta.

Il castello

Il castello di Rochefort-en-Terre oggi è una rovina che sussurra.
Riporto di seguito alcune delle sue memorie, come se fosse lui stesso a narrare, perché è questa l’impressione che si ha visitandolo.

«Se per secoli conobbi i fasti della gloria, per ben tre volte il saccheggio e la devastazione fecero scempio delle mie mura.
Vidi una grande rivoluzione, che spinse il mio popolo a massacrare se stesso.
Poi giunsero le industrie e le nebbie delle grandi città, che tolsero a poco a poco la ricchezza alla mia gente.
Stanco e umiliato, mi credetti perduto, dimenticato.


«Un giorno dei più grigi, però, divenni la dimora di uno strano personaggio, che nulla aveva a che vedere coi fieri condottieri che mi avevano abitato. Era un guaritore, lo chiamavano dottor Juhel.
Al suo servizio c’era una nana e un misterioso gobbo claudicante col quale sosteneva d’aver fatto un patto, di nome “Diavolo”.
Gli abitanti del villaggio vessavano gli aiutanti con dispetti e oltraggi di ogni tipo.

«Accadde che il dottore partì per il Brasile, ma la sua nave naufragò lungo le coste. Si disse che venne fatto prigioniero da una tribù indigena e che riuscì per miracolo a fuggire, fino a raggiungere la Martinica. Qui scrisse ai suoi parenti in Francia, annunciando il suo ritorno a bordo della fregata Doris
Sulla Doris, però, il dottore non salì mai, avendo ceduto il posto a un altro gentiluomo che aveva maggior urgenza di partire. Ad ogni modo la Doris naufragò e non raggiunse mai le coste francesi.
A Rochefort-en-Terre i parenti del dottore prepararono le sue esequie, ma furono loro a morire di spavento, quando il caro per niente estinto si presentò alla porta di casa sano e salvo.
A seguito di quell’episodio, nessuno al villaggio osò più fare commenti sui bizzarri assistenti del dottore, in particolare sul cosiddetto “Diavolo”.

«All’alba di un nuovo secolo, il “Ventesimo” si chiamava, accolsi tra le mie rovine Naïa, una strega senza dimora.
La gente veniva da ogni villaggio per ottenere il suo consiglio.
Uno scrittore, Charles Géniaux, venne a cercarla: voleva conoscerla di persona e raccontare la sua storia in un libro.
Scoprì una donna pulita, istruita e intelligente, il contrario di quel che si era aspettato. I suoi occhi lattiginosi erano quelli di un cieco, eppure Naïa sembrava vedere tutto e anche di più.
“Voi che siete tanto potente, sarete in possesso di ricchezze favolose” disse Geniaux.
“Colui che può avere tutto, non ha bisogno di nulla” rispose Naïa.»

Il racconto che Geniaux dedicò a Naïa (1870-1931)

Queste sono solo alcune delle memorie del castello di Rochefort-en-Terre.
Le sue mura oggi ospitano il Museo dell’arte fantastica, dedicato proprio a Naïa (Naïa Museum), dove circa ottanta artisti contribuiscono con le loro opere visionarie a un viaggio onirico indimenticabile.

Gilles Courat, Paimpont.

E per concludere con il pieno di magia, basta avventurarsi oltre le mura del villaggio per cadere tra le braccia della natura di Bretagna, pronta a narrarci altre leggende.

5 pensieri riguardo “Rochefort-en-Terre, un villaggio da fiaba

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      1. Esattamente, sarebbe bello girare tutte queste zone in camper e fermarsi una notte lì, l’altra là e ammirare tutte queste bellezze “medievali”.

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