Scuola di Pace di Monte Sole,
Marzabotto (BO)
15 luglio 2021
Alla presentazione di “Vivere, nonostante tutto”, ospitata dalla Scuola di Pace di Monte Sole, c’era anche mia prozia, Cornelia Paselli, nonostante i suoi novantacinque anni.
Sostenuta dall’ascolto affettuoso e attento dei familiari, dei parenti delle vittime degli eccidi, di coloro che la conoscono attraverso la sua testimonianza e di tutti coloro che lavorano ogni giorno per trasmettere la memoria di ciò che accadde nell’autunno del 1944 su quelle montagne, Cornelia ha raccontato sorridendo cosa rappresenta questa pubblicazione per lei: il senso del compimento di un percorso.
Io invece, seduta accanto a lei, tremavo di gioia e di paura. Non mi ero resa conto di quante persone Cornelia avesse coinvolto negli anni. Erano tutti presenti lassù, di fronte a noi e in quel momento ho realizzato appieno, forse per la prima volta, di quale responsabilità mi fossi fatta carico.
Desideravo così tanto che Cornelia potesse presentare il suo libro, che non mi ero mai fermata a considerare il possibile impatto che questo avrebbe avuto su chi ne seguiva “l’attivismo” da sempre. Ero felice per lei e allo stesso tempo mi sentivo esposta al giudizio esterno.
Per fortuna, le parole di cui avevo più bisogno non hanno tardato a raggiungermi.
Tutto il lavoro di stesura è ruotato attorno a una condizione: mantenere la voce di Cornelia. Mia zia però è un tipo esigente e pretendeva un testo scorrevole, “scritto bene, senza errori”. «Togli il dialetto!» si raccomandava. Io obbedivo, sottoponendo ogni parola al suo vaglio.
Allo stesso tempo ho cercato di mantenere la musicalità e il ritmo pacato del racconto. La spontaneità della narrazione era la sua potenza e andava mantenuta a ogni costo.
Questo sforzo è stato notato.
A ogni «Hai fatto la cosa giusta» che mi veniva mormorato, ho sentito allentarsi un po’ il nodo che avevo nel petto. Inoltre, tutti erano d’accordo che “Vivere, nonostante tutto” fosse un testo atteso e necessario.
Col cuore finalmente leggero, ho potuto godermi il momento.

Cosa questo testo significa per me
Alla presentazione mi è stato domandato quale valore io attribuisca alla testimonianza. Mi aspettavo quella domanda, solo che da sola non ero riuscita a formulare una risposta soddisfacente.
Ho cercato lo sguardo di Cornelia, poi quello dei miei parenti e ho capito.
Da un lato, questo testo rappresenta un dono a Cornelia e un omaggio alle vittime di Monte Sole, così come alla storia della mia regione. Dall’altro mi ha messo davanti ai un trauma famigliare, silenziosamente condiviso, rispetto al quale fino a questo momento non sapevamo come posizionarci.
Il vissuto di Cornelia era per noi come uno spettro, una presenza dolorosa e incomprensibile che ci torturava in segreto rinfacciandoci la nostra impotenza.
Per affrontare quello spettro ho dovuto prima di tutto accettare di sentirmi “piccola” di fronte al passato; poi, invece di subirlo come un’imposizione del destino, ho scelto di ricordare intenzionalmente.
Ho così trovato il coraggio di porre a Cornelia quelle domande mai pronunciate, ma sempre presenti: com’erano, da vivi, i parenti che non ho mai conosciuto? Di cosa ridevano? Ce cosa amavano? Cosa li faceva arrabbiare?
La mia testimonianza non può essere quella di Cornelia, ma al massimo quella di una nipote che ha trovato il coraggio di guardarla negli occhi e di offrirsi di ascoltare.
Questo libro rappresenta quel tratto di radici di cui sentivo un disperato bisogno, un frammento perduto e ritrovato d’identità, un viaggio verso una maggiore integrità.
Per questo, e per molto altro, grazie Cornelia. Grazie a tutti.
