Caro Autunno

Caro Autunno,

quest’anno il destino ha deciso di farmi volare avanti e indietro, come le rondini.

Dopo un’immobilità che sembrava eterna, eccomi in un continuo impacchettare e spacchettare.
Mentre riempio la valigia con gli abiti per la stagione fresca, rifletto sui testi da non dimenticare nei miei andirivieni tra Bologna e Parigi.
Tremo all’idea di trovarmi sprovvista di aiutanti cartacei, in un momento in cui scrivere e fare ricerca è ciò che mi tiene salda, radicata.

Ho deciso di scriverti perché, da un po’ di anni a questa parte, le prove più dure e dolorose tendono ad accumularsi col tuo arrivo, chissà perché?
Eppure, nonostante la fatica che mi richiedi, sei ancora la stagione più amata.

Autunno al Jardin du Luxembourg, Paris.

M’incanta quel tuo ruolo peculiare di leccornia dopo il banchetto estivo, quando giungi con fragranze cariche di umori e i frutti più zuccherini dell’anno a consolarci dello svanire della luce e del calore.
Il mio carico di pensieri trova sollievo nei boschi, nel decadimento della loro abbondanza adorna degli apparati più ricchi, che solo tu sai ricamare.

Autunno in un bosco di Bretagna.

Come saprai, si preparano giorni difficili, alcuni dei quali richiederanno un’enorme dose di coraggio ma, dal giorno della presentazione a Monte Sole (BO) di “Vivere, nonostante tutto”, il sorriso si Cornelia mi accompagna ovunque.

“Vivere nonostante tutto” sulle acque del Bassin de la Villette, dai tavolini de L’eau et Les Rêves, café e libreria su chiatta, quai de l’Oise (Paris).
Trova il libro qui.

Inoltre, in questi giorni sospesi di cambio stagione mi sorprendo nello scoprire che i miei passi, per la prima volta, non esitano.

Non so dove io mi stia dirigendo, semplicemente avanzo perché non posso fare altrimenti. Una mano invisibile mi guida, con dita ricurve, ruvide e salde, radici antiche di cui ho scelto di prendermi cura e farmi carico.
La mia terra rossa di sangue e di passioni è là in basso a sostenere i miei passi, sempre e ovunque.

Portico del Santuario della Madonna di San Luca, Bologna.

Questo è il potere della riconciliazione con la Memoria, la forza che mi fa sentire a casa in ogni dove, figlia della terra che non dimentica.
Non amo definirla “storica” perché il termine pare allontanarla, spogliarla dell’intimità che riveste per me, adesso che ho imparato a conoscerla meglio, con la sua trama di sentimenti senza tempo e ferite mai troppo antiche per poter essere sanate con un po’ di giustizia.

Trovo che, grazie a questo potere, il mio avanzare si sia fatto più maturo e tu, che mi conosci da sempre, potrai confermarlo.
Non soffro di meno, non tremo di meno, ma sento che saprò rimettermi in piedi.

Una tremenda tempesta d’Autunno è passata senza spezzarmi, ricordi? Grazie ad essa, attendo le nuvole che si addensano all’orizzonte senza distogliere lo sguardo. Non è sicurezza, nemmeno fiducia: è la consapevolezza della propria forza, che si rivela solo quando viene messa alla prova.

Tempesta in arrivo a Tablas, Filippine.

Io la mia l’ho incontrata quando mi costringesti a penetrare nelle segrete del mio cuore, dopo una vita trascorsa ad evitarle. Sospingere la porta e varcare la soglia fu più di un atto di coraggio, adesso me ne rendo conto: era la fine della giovinezza, l’inizio dell’adulto.
La bambina tremante che osa sbirciare sotto al letto abitato dai mostri è coraggiosa, ma ancora una bambina. Quella che scivola nelle tenebre per stanarli, è l’alba di una donna.

Sono nata in estate, ma sono rinata con te, che mi hai insegnato il valore della Memoria.

Ora la sfida è mettere a frutto il tesoro conquistato dopo aver sconfitto il drago, anche se di draghi in fila ce ne sono ancora parecchi. Ce ne saranno sempre.
Scrivere è la via che ho scelto per dar forma a quelle scoperte immense di cui tu mi hai fatto dono.

Il problema è che sono impossibili da confinare, soprattutto con le parole, allora tento di sfiorarne il senso componendo pile di racconti e fiumi di versi apparentemente sconnessi uno dall’altro. Sono le tante sfaccettature di quel vissuto.
Li pubblico su questo blog, in libri di carta, o sul blog dedicato alle ombre del passato di Parigi, per scoprire che molti di quei testi crepitano malinconicamente, come un letto di foglie secche.

In cerca di conforto nella foresta di Fontainebleau.

Molti mi domandano perché faccio quello che faccio.
Che scrivere sia una passione, o una necessità di catarsi si comprende facilmente, ma vivere “col cuore rivolto al passato” meno.
Di solito spiego che lo setaccio in cerca di storie che sfiorino il senso di ciò che ho da dire. Sono i miei preziosi frammenti di specchio, che riposano nella biblioteca in attesa di essere interpellati, oppure sono per le strade del mondo, in un castello, un cabaret, un giardino, un cimitero, in attesa che vada a fargli visita.
Allora, una luce attraversa lo sguardo di chi ha posto la domanda, una scintilla d’intuizione, ma nella maggior parte dei casi non credono a ciò che hanno intravisto e si limitano a sorridere scuotendo le spalle.

Uno scorcio della mia biblioteca.

Forse solo tu puoi comprendermi appieno e allora ecco la ragione di questa lettera.
È per darti il bentornato, stagione della natura che invecchia e che, come tutti gli anziani, si guarda indietro. Forse mi piaci tanto perché ci assomigliamo, in questo voltarci.
La luce fragrante di muschio rischiara appena il mio cammino, le memorie crepitano sotto ai miei passi, le ombre si addensano e io mi trovo ad avanzare lentamente tra le nebbie.

Ciò nonostante avanzo, vegliata da occhi benevoli che crediamo, a torto, chiusi per sempre.

Alice

[ © Alice Rocchi ]

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